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Sembra che qualcosa si stia muovendo in merito al Canone Rai e che una mezza rivoluzione, con tutte le contraddizioni e gli scontri politici del caso, stia avvenendo. Obiettivo primario della nuova e più aggiornata proposta, studiata dallo staff del sottosegretario allo Sviluppo Antonello Giacomelli e il Tesoro e per la quale si prevede un decreto da convertire in legge entro l’anno, è quello storico: ridurre, quasi azzerare, l’evasione, che si aggira intorno al 27%, con punte del 50% in Campania, Sicilia e Calabria. Si tratta di un sistema che prevede un criterio di calcolo innovativo, basato su un principio di equità e rapportato ai consumi familiari, dunque indirettamente al reddito e non più al semplice possesso dell’apparecchio televisivo, che fino ad ora comportava l’odiato tributo trasversale di 113,00 € circa.

Quanto si pagherà per il nuovo Canone?

Le indiscrezioni, riportate dal Sole 24 ore online, parlano di un contributo che dovrebbe oscillare tra i 35 e i 60-65 euro. Un risparmio per i contribuenti “finanziato” sì dalla calcolata soppressione dell’evasione, ma anche da un finanziamento statale al servizio pubblico che crescerà in termini di importo da 1 miliardo e 700 milioni di euro a 2 miliardi tondi. La cifra, questo uno dei motivi di maggiore discussione, verrebbe incrementata anche grazie a parte dei proventi che lo Stato ricava da tutti i Giochi, compresa la Lotteria Italia. Su questo punto infatti, il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico, M5s, in un’intervista a Repubblica ha affermato: “E’ assurdo, scandaloso, perché si legherebbe il Canone televisivo ad un flusso di denaro molto incostante. Per di più legato al gioco, nel momento in cui tutti ci siamo resi conto che la ludopatia è un problema serio”. 

Lo sconto a Rai e Mediaset, reti locali sul piede di guerra

All’interno del decreto, che si immagina una revisione totale del sistema-canone, dovrebbe essere inserito anche un emendamento per bloccare lo sconto a Rai e Mediaset, un regalo da circa 140 milioni di euro in 7 anni dovuto al ricalcolo delle frequenze. In pratica, quest’estate l’Agcom aveva approvato una delibera che prevedeva un ricalcolo del canone sulle frequenze, che già nel 2014 avrebbe fatto risparmiare alla Rai una decina di milioni e a Mediaset poco meno. L’applicazione del nuovo canone, avrebbe previsto dunque condizioni più gravose per i nuovi entranti e vantaggiose per gli operatori già esistenti, favorendo in pratica una riaffermazione del duopolio Rai-Mediaset. Misura contestata dallo stesso Giacomelli, il quale aveva scritto all’Agcom evidenziando i minori introiti che le nuove regole avrebbe comportato per lo Stato, vanificando o quasi gli effetti salutari della spending review. Le reti locali sono già sul piede di guerra, visto che la sola ipotesi comporta un incremento della distanza dai giganti della televisione. Insomma: il nuovo Canone sarà complessivamente capace di garantire equità ed un migliore servizio pubblico ai contribuenti, non svantaggiando nuove e più piccole realtà televisive?

 

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