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Tfr in busta paga? La notizia era in verità già uscita lo scorso 24 settembre sul Sole24Ore, rilanciata prontamente da Soldiblog e passata sotto totale silenzio. Forse non sarebbe mai stata recuperata se non fosse che lo stesso Matteo Renzi, domenica sera a Che Tempo Che Fa, ne ha parlato nel salotto televisivo di Fazio: l’ipotesi di versare il 50% del Tfr dei lavoratori, a partire dal 2015, direttamente nelle buste paga.

Un’idea che potrebbe garantire altri 100€ in busta paga ai lavoratori dipendenti, soldi non frutto di alcun taglio di tasse o alla spesa pubblica ma semplicemente tolti dalle pensioni. Ieri sera il premier Matteo Renzi lo ha ribadito anche a Ballarò:

“Per uno che guadagna 1300 euro vuol dire un altro centinaio di euro al mese”

Tuttavia questi soldi, va spiegato bene, non sono il frutto di un risparmio di spesa redistribuito nelle buste paga o di un taglio di qualche aliquota dagli stipendi: parliamo infatti della liquidazione maturata ogni anno, soldi del lavoratore, risorse che il dipendente mette materialmente in tasca solo quando esce dall’azienda. Come ha spiegato Matteo Renzi alla direzione PD il governo starebbe lavorando perché il Tfr possa essere inserito nelle buste paga attraverso un protocollo tra Abi, Confindustria e governo già dal primo gennaio 2015.

Un’ipotesi che fa già molto discutere:

“Oggi ogni anno gli italiani maturano Tfr per un valore di circa 25 miliardi. Di questi, 5,2 vanno ai fondi pensione. Altri 6 all’Inps. Circa 14 si fermano nelle casse delle piccole imprese. Se il premier vuole dare subito il 50% del Tfr ai lavoratori, allora si creerà un buco da 3 miliardi l’anno nelle casse dell’Inps che andrà coperto”.

spiega al Corriere della Sera Alberto Brambilla, esperto di previdenza e sottosegretario al Welfare dal 2001 al 2005.

Tfr, il 50% subito in busta paga: l’idea del governo

24 settembre 2014. Secondo quanto scrive oggi Il Sole 24 Ore il governo starebbe studiando un piano per trasferire il 50% Tfr (Trattamento di fine rapporto) in busta paga. Lo scopo è quello di rilanciare i consumi visto che il bonus di 80 euro per 10 milioni di lavoratori dipendenti ha fatto flop in tal senso.

La misura dovrebbe riguardare inizialmente solo i dipendenti privati, poi si valuterebbe se estenderla anche al pubblico impiego. In soldoni si tratterebbe di trasferire nell’immediato nella busta paga dei lavoratori il 50% del Tfr da maturare annualmente lasciando il restante 50% alle aziende. Il governo per questa via mirerebbe all’obiettivo della ripresa dei consumi e del sostegno alle attività produttive.

Secondo il quotidiano di Confindustria la misura:

“durerebbe da uno fino a un massimo di tre anni, inizialmente solo per i dipendenti privati. Ma resta da sciogliere il nodo delle compensazioni alle aziende”.

La scelta finale dovrebbe comunque essere presa dal dipendente. La novità avrebbe la sua previsione normativa nella Legge di Stabilità 2015 che l’esecutivo vuole varare al massimo entro un paio di settimane, rendendo strutturale anche il bonus di 80 euro per i redditi da lavoro dipendente medio-bassi.

L’eventuale trasferimento del 50% del Tfr in busta paga non piace a Confindustria che mette le mani avanti:

“E’ una situazione molto complessa. Poi bisogna vedere quale drenaggio in termini di liquidità verrà fuori sulle imprese”

dice il presidente degli industriali Giorgio Squinzi.

Cos’è il Trattamento di fine rapporto

Il Tfr, l’agognata liquidazione o buonuscita, è la parte di retribuzione che spetta al lavoratore subordinato alla cessazione del rapporto lavorativo ed è eseguita da parte del datore di lavoro. In base alla disciplina del codice civile (art.2120) la normativa per come è oggi prevede per i lavoratori subordinati pubblici e privati il diritto a percepire un trattamento di fine rapporto lavorativo (qualunque sia la ragione: licenziamento individuale e collettivo, dimissioni etc.):

“In ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di fine rapporto. Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni”.

I commi 4 e 5 dell’articolo 2120 parlano della rivalutazione del Tfr che:

“è incrementato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, con applicazione di un tasso costituito dall’1,5 per cento in misura fissa e dal 75 per cento dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente”.

L’anticipazione del Tfr è invece così disciplinata:

“Il prestatore di lavoro, con almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, può chiedere, in costanza di rapporto di lavoro, una anticipazione non superiore al 70 per cento sul trattamento cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta.
Le richieste sono soddisfatte annualmente entro i limiti del 10 per cento degli aventi titolo, di cui al precedente comma, e comunque del 4 per cento del numero totale dei dipendenti. La richiesta deve inoltre essere giustificata dalla necessità di:
a) eventuali spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
b) acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato da contratto preliminare (compromesso) o atto notarile di compravendita. L’anticipazione può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e viene detratta, a tutti gli effetti dal trattamento di fine rapporto. Nell’ipotesi di cui all’art. 2122 la stessa anticipazione è detratta dall’indennità prevista dalla norma medesima. Condizioni di miglior favore possono essere previste dai contratti collettivi o da patti individuali. I contratti collettivi nazionali di lavoro possono altresì stabilire criteri di priorità per l’accoglimento delle richieste di anticipazione”.

 

Via | Soldiblog.it [CC ]

Via | Yume.it 

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