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Il Capo della Protezione civile invece attacca: “Come se mi avessero mandato al fronte con una scatola di aspirine”.

Contestato il sindaco. – Dure contestazioni da parte degli abitanti dei quartieri colpiti dall’alluvione a Genova contro il sindaco del capoluogo ligure. Marco Doria questa mattina era andato nelle zone più colpite dal violento alluvione dei giorni scorsi, ma è stato accolto in gran parte da fischi e contestazioni dei residenti che si sentono ormai abbandonati al loro destino dopo che nessuno ha fatto niente a fronte di continui episodi di allagamenti e morti. “Pagliacci, ancora parlate, dimezzatevi gli stipendi” ha attaccato qualcuno dei commercianti della zona, ancora in strada per spalare il fango dalle strade. “Prendi la pala e pulisci” ha detto un altro sempre rivolto al Primo cittadino genoano che è stato anche invitato ad andarsene via. “Non pulite neppure i tombini” si è lamentato un uomo nei confronti del Sindaco che accompagnato da diversi agenti di polizia ha visitato il mercato Orientale, via Colombo e le traverse di via XX Settembre, alcune delle zone più colpite. “Se fossi stato il sindaco mi sarei incatenato a Roma, la gente è rovinata e voi la Tasi la mandate comunque a Roma. Siete spazzatura” ha accusato un ragazzo, mentre un altro ha gridato:  ”Hai paura? Verrà anche il momento che prenderete gli schiaffi”. Molti i commercianti che dopo aver subito diverse alluvioni hanno implorato il sindaco di fare qualcosa per il territorio.

“Nelle condizioni attuali, come s’è visto giovedì a Genova, lo Stato è impotente, non è in grado di tutelare le vite dei cittadini”, lo ha dichiarato il capo della protezione civile Franco Gabrielli parlando del terribile alluvione di Genova che ha nuovamente devastato la città provocando un morto.  ”La Protezione civile è senza mezzi, è come se mi avessero mandato sul fronte con una scatola di aspirine per una guerra non voluta da me” ha spiegato Gabrielli in un’intervista a Repubblica, rivelando: “Nel 2013 il governo si è dimenticato di finanziare il Fen, il Fondo per l’emergenza nazionale. Lo ha fatto poi nel 2014 stanziando 70 milioni di euro”. Il numero uno della protezione civile nazionale ribadisce la sostanziale impossibilità dell’ente di far fronte alle continue e numerose emergenze che si susseguono nel Paese da nord a sud con i pochi fondi a disposizione.

“Scandalo della burocrazia pubblica”

“I danni accertati per 14 delle 21 emergenze nazionali dichiarate negli ultimi tre anni ammontano a due miliardi e 300 milioni, di cui un miliardo e 900 milioni di danni pubblici, gli altri subiti dai privati” ha spiegato Gabrielli ricordando che i soldi non ci sono per tutto e soprattutto quando ci sono si perdono per strada tra cavilli burocratici e inefficienza. “Io pongo il problema che in questo Paese, a distanza di 30 mesi da quando sono stati stanziati i fondi, si stia ancora dietro alla carta bollata, quando giovedì un uomo è morto e una città è andata sotto” ha attaccato il capo della Protezione civile, sottolineando: “I 35 milioni per il torrente Bisagno, non spesi per una girandola di ricorsi dopo l’assegnazione della gara, è uno scandalo della burocrazia pubblica. In questo caso, legato ai lunghi tempi della giustizia amministrativa”.

“Previsioni errate, ma non crocifiggiamo chi ha sbagliato”

Gabrielli comunque difende l’operato di chi era impegnato sul fronte meteorologico. “Una previsione meteo è stata sbagliata, ma da qui a crocifiggere chi ha sbagliato ne corre” ha dichiarato infatti il numero uno della protezione civile parlando delle presunte responsabilità per le vittime, concludendo: “La colpa di Genova, e di tutte le calamità che stanno accadendo, è del grande deficit culturale del nostro Paese sul tema della protezione civile”.

Arrestati quattro sciacalli

Intanto a Genova continua l’opera di soccorritori, volontari e forze dell’ordine. Dopo i casi dei giorni scorsi, i carabinieri hanno arrestato altri quattro sciacalli beccati mentre rubavano generi alimentari, detersivi e cosmetici tra gli scaffali dei negozi alluvionati di via Cesarea e via Granello, a pochi passi dalla centrale via Venti Settembre in uno dei punti maggiormente colpiti dall’esondazione del torrente Bisagno. In manette sono finiti quattro uomini di origini romene di 19, 23, 38 e 51 anni. Dovranno rispondere del reato di furto con l’aggravante dello sciacallaggio.

 

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