Rocco_siffredi

E’ l’attore pornografico per eccellenza (anche se sono tre anni che non recita più), è regista, produttore, stilista e ora autore di una compilation musicale: Rocco Siffredi – nome d’arte di Rocco Tano – parla a ruota libera di cinema hard, di scelte di vita, di politica, di televisione e sesso alla vigilia della presentazione del cd Sexy – 17 brani da lui selezionati tra le hit degli ultimi 20 anni – e della sua partecipazione al Mi-Sex di Milano.

64 minuti di brani musicali scelti da te e mixati da Sergio Cerruti: da dove nasce l’idea?
Si tratta di canzoni che mi ricordano il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, quando cercavo di “acchiappare” qualche ragazza. Mi ricordano momenti della vita che sono sia sexy che romantici. Del resto le due cose vanno insieme. In fondo è un disco adatto ad accompagnare i preliminari. Il prossimo cd saranno 69 minuti – il mio numero preferito! – di canzoni più hard, a partire da Sex machine.

Il sesso oggi è cambiato?
Si va a tremila, oggi. Si parte troppo in quarta, consumando tutto subito. Uno sbaglio. Il sesso va assaporato come quando ci si siede a tavola e si mangia con gusto.

Come vedi l’industria cinematografica del porno, da regista?
E’ un mondo assurdo, ormai. Non ci sono più i vecchi pompini di una volta! Vedo queste ragazze che dirigo, sul set: non li sanno fare, vanno troppo di fretta. Bisogna usare la lingua lentamente, fin sotto i testicoli, accarezzarli. Invece oggi vogliono essere tutte strong. Ecco allora perché ho voluto fare questo disco: perché la musica dà un ritmo giusto a tutto, anche al sesso.

So che andrai a far la festa alle donne al Mi-Sex, l’8 marzo
Sarò lì per far loro gli auguri. Basta che non mi chiedano di fare uno strip perché non lo so fare, non è il mio mestiere. Io ho bisogno di una partner davanti, non sono il tipo adatto ad esibirsi da solo sul palco. Posso pure farmi venire un’erezione e masturbarmi lì, ma fare lo stripper non è come dire: è un mestiere non facile. M’è già accaduto in una circostanza simile che Schicchi mi invitasse a partecipare. Salgo, prendo il microfono, saluto tutte le donne presenti, le vedo sorridere, poi sento una che urla: «’A Rocco, parli pure bene, ma noi siamo venute qui per vedere il pisello!». Mi son detto: «Ma guarda che cazz… di situazione». Allora ho proposto: «Sono qui in carne e ossa per fare il mio spettacolo: c’è qualcuna che vuole aiutarmi?». Beh, s’è fatto silenzio e sono scappate tutte.

Non ti è mai pesato essere un sex-symbol?
Mai. Mi piace piacere, sia alle donne che agli uomini. Sai, ci sono donne anche bellissime che io chiamo “fighe secche”, perché non trasmettono niente. Sapere di trasmettere emozioni invece è splendido.

Nausea da sesso, mai?
Mai del lavoro che faccio, dell’ambiente sì, invece.

Riesci a essere fedele a tua moglie?
Dopo le quattromila donne che mi son fatto ho avuto la fortuna di trovare la superdonna, Rosa, con la quale sono sposato da 13 anni e che mi ha dato un grande equilibrio. Con lei tutto bene. Basta che non mi porti il lavoro a casa, diciamo (ride, ndr).

I tuoi figli come vivono la tua professione?
Ho dovuto spiegare loro, ovviamente. Vedevano che la gente mi salutava per strada e pensavano: «Però, quanti amici che ha papà». Per ora sono ancora piccoli, ma li sto preparando ai commenti dei compagni a scuola. Sicuramente qualcuno che gli romperà i coglioni ci sarà.

Hai scritto un’autobiografia che ha sorpreso: ci si aspettava forse di meno, da te
La gente pensa che noi siamo quelli che facciamo i «filmini porno» e che passiamo il tempo a trombare allegramente sotto le telecamere. Invece è un lavoro duro, la propria dignità scende a livelli molto bassi: sei lì, col c…o duro davanti a tutti, figurati se ce l’hai moscio. Insomma, è una condizione psicologica molto difficile, sulla quale dover lavorare. Eppure tutti credono che un attore porno non abbia niente nel cervello.

Nel libro, critichi pesantemente la televisione
Ne ho parlato in modo onesto perché è da lì che vengono tutti i messaggi. E sono sbagliati. Tieni conto che io poi ci vado pochissimo e non necessariamente perché mi fa schifo. Il più delle volte per limitare la mia popolarità. Ora non dico che fare la pornostar sia meglio che fare una valletta: però se agli Italiani togli questo e il calcio, gli hai tolto l’80% degli interessi.

Quando torni qui dall’Ungheria, dove vivi, che effetto ti fa l’Italia?
Vivo fuori da trent’anni e non voto mai, perché non mi sembrerebbe serio. Ma è la prima volta che, tornando, mi accorgo della tristezza sulla faccia della gente, della crisi, della fatica ad arrivare a fine mese. Razzoliamo molto male e c’è parecchio da fare per risolvere la situazione, ma non so chi possa essere in grado di farlo. La vecchia guardia politiica, la manderei all’Isola dei famosi: tutti lì a procurarsi per mesi il cibo per sopravvivere. Da soli e senza neanche il conforto della lasagna, la domenica, se hanno fatto i bravi. Chi vince, diventa premier.

Quanto alla morale sessuale?
Siamo troppo influenzati dalla cattivissima educazione della Chiesa. E lo dico da cattolico, seppur non praticante. Tutti gli impulsi che hai in mezzo alle gambe sono, per la Chiesa, da reprimere (il che fa di te un frustrato). Altrimenti, se li assecondi liberamente, fanno di te un assatanato. Io ho scelto di essere felice e di pensare con la mia testa.

Come sei arrivato a pensare di fare l’attore porno?
Un qualche c…o di lavoro bisogna pur farlo (ride, ndr)!. A 13 anni già volevo fare film porno. Il sesso era sviluppato come in età adulta, mi masturbavo di continuo e più lo facevo, più avevo voglia di farlo. Certo, è un duro lavoro e non si può pretendere di trombare e divertirsi sempre. L’importante è che la percentuale di “culo” che ci si fa sia al 30% e il divertimento al 70%. La controindicazione vera è venuta dopo, quando ho smesso di fare l’attore e ho deciso di fare il regista. I primi tre anni sono stati pesanti. Stavo dietro la macchina da presa con tutte queste donne davanti e non potevo toccarle. E’ stato come un arresto cardiaco, per me. In quel periodo mi son fatto cento prostitute in tre settimane, perché mi dovevo sfogare. Tutta la pressione che prima sfociava nel lavoro rimaneva inespressa, era frustrante. Dovevo farmi qualunque cosa.

Alla faccia della fedeltà. Rocco
Sono estremamente fedele. Nei  sentimenti, dico. Comunque sono sceso a venti prostitute (ride, ndr).

Bilancio esistenziale positivo?
Sono un uomo molto fortunato. Ho fatto nella vita una scelta difficile che però mi ha reso moderatamente ricco e felice. Da uno a dieci, direi che ho preso 11. E che rifarei tutto.

 

Via | LiberoNews

Via | Yume.it 

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